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February 11 Nietzsche, La nascita della tragedia, Tentativo di autocriticaIl pessimismo è necessariamente un segno di declino, di decadenza, di istinti stanchi e indeboliti? […] C’è un pessimismo della forza? Un’inclinazione intellettuale per ciò che nell’esistenza è duro, raccapricciante, malvagio e problematico, in conseguenza di un benessere, di una salute straripante, di una pienezza dell’esistenza? C’è forse un soffrire della stessa sovrabbondanza? Una sperimentante prodezza dello sguardo più acuto, che anela al terribile, come al nemico, al degno nemico su cui può provare la sua forza? da cui vuole apprendere che cosa sia “la paura”? Che cosa significa, proprio presso i Greci dell’epoca migliore, più forte, più valorosa, il mito tragico? E l’enorme fenomeno del dionisiaco? Che cosa significa la tragedia, nata da esso? – E d’altra parte, ciò per cui la tragedia morì, il socratismo della morale, la dialettica, la moderazione e la serenità dell’uomo teoretico – ebbene, non potrebbe essere proprio questo socratismo un segno di declino, di stanchezza, di malattia, di istinti che si dissolvono anarchicamente? E la “serenità greca” della grecità posteriore non potrebbe essere solo un tramonto? TrackbacksThe trackback URL for this entry is: http://gene0.spaces.live.com/blog/cns!E151D0FCD3F5B236!1379.trak Weblogs that reference this entry
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